sabato 11 aprile 2026

Tempi di guerra

Tempi di Guerra
dipinto digitale di
Maurizio Proietti iopropars


Tempi di Guerra

Alcuni giorni fa, ho ascoltato degli interventi di alcuni personaggi politici, anche con ruoli di primo piano, in cui affermavano pubblicamente, riguardo al presidente americano Donald Trump, che è pazzo. 

Io sono in completo dissenso riguardo alla politica di questo presidente americano, però sono anche fermamente convinto che la politica non si faccia con attacchi personali, ma con argomentazioni politiche. Di più, sono anche fermamente convinto, che oltre alle critiche per le politiche che disapproviamo, sia importante costruire le alternative.

In questo mio intervento, tuttavia, non voglio tanto parlare della politica estera degli Stati Uniti d'America, quanto piuttosto del ritorno in Italia, dello stereotipo culturale del pericolo rappresentato dai pazzi. 

Questo stereotipo conduce al pregiudizio sociale verso le persone affette in vario grado da disturbi psichici. E questi pregiudizi, acquistando la dimensione di ideologie sociali, possono condurre all'approvazione di leggi che, pure se dichiaratamente sono animate dalle migliori intenzioni, pongono di nuovo come centrale, negli interventi riguardo alle cosiddette "malattie mentali", la funzione di arginare la pericolosità dei soggetti affetti da disturbi psichici. 

Non è semplicemente una considerazione teorica, perché, senza volere entrare nel merito, un disegno di legge sulla riforma dalla psichiatria è in esame al senato, e a detta di alcuni psichiatri che hanno in passato collaborato con Franco Basaglia, questo disegno di legge è pesantemente orientato nel senso che ho detto.

Vorrei allora porvi alcune domande.

Davvero pensiamo che esista una linea di demarcazione netta, che divide i sani dai malati di mente? 

Io dico che invece vi è un territorio all'interno del quale ci si può muovere in un senso o in un altro, e muovendosi nella direzione sbagliata, si può giungere in zone dove, ad esempio, si travisano completamente le circostanze del mondo che ci circonda e nel quale noi viviamo. Si dice allora di una persona che sta in quella condizione, che è pazzo. 

Ma chi di noi è così lucido da non operare mai travisamenti? O chi di noi è così stabile, da non poter cadere mai, in nessuna circostanza, in depressione? Da non potere ovvero, cadere mai in una condizione in cui rimane sommerso dalla propria sofferenza, così da perdere le proprie capacità reattive?

In tal modo, quanto può essere lucido tracciare questa linea di confine che divida i malati dai sani di mente? 

Io affermo anche, che ci sono stati personaggi nel passato, dotati di personalità ben sviluppate, profondi intellettuali, che però si sono trovati a dover lottare con nuclei problematici della propria personalità, oltre che a scontrarsi con la realtà sociale in cui vivevano, e di fronte alla quale si trovavano a disagio, non perché quelle fossero società sane e loro fossero malati, ma perché cercavano di migliorare quei contesti sociali di cui facevano parte, e in cui scorgevano aspetti che non andavano.

Sono personaggi che comunque hanno contribuito al progresso civile.

Uno questi grandi del passato, di cui si racconta che sia morto pazzo, ha poderosamente affermato:

"L' uomo è un ponte, un cavo teso al di sopra di un abisso, un periglioso essere in cammino, un periglioso guardarsi indietro e fermarsi. La grandezza dell' uomo sta nell' essere un ponte e non uno scopo." 

È un periglioso essere in cammino il progresso degli esseri umani verso condizioni di maggiore civiltà. E nessuna società in nessuna epoca, ha il diritto di affermare di sé stessa di aver raggiunto l' apice dello sviluppo civile. Nessuna dunque ha il diritto di considerarsi una società di sani, e pertanto stabilire una linea di demarcazione che divida, il grande popolo dei sani, dai malati di mente (Salvo poi a voler essere "inclusiva" riguardo a questi "diversamente abili", bollati a vita dunque come diversi da tenere anche sotto controllo, ma con rispetto parlando figuriamoci, perché "siamo o non siamo politicamente corretti"?)

La guerra non è opera dei pazzi. Purtroppo, la guerra non è opera dei pazzi e viene sempre, ancora oggi come nel passato, come prolungamento della politica, dove entrano in conflitto, prima che le ideologie, sempre gli interessi. 

Però bisogna cercare di evitare di usare la  guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti tra le nazioni, se si vuole portare il mondo, verso più elevati gradi di sviluppo civile.

Per cui questo bisogna dire, non che è pazzo chi fa la guerra, ma che al contrario è una necessità etica, se vogliamo un dovere morale, portare il mondo verso traguardi più elevati di sviluppo civile.

Maurizio Proietti iopropars





 

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