Perché gli Argonauti
Se la mia vocazione è quella del filosofo, e le diramazioni della mia espressione artistica nascono dall'intuizione che il pensiero razionale da solo, è incapace di realizzare la pienezza della conoscenza, allora questo video, che va alle origini del pensiero greco, è un mio piccolo gioiello.
Non sarebbe corretto affermare che le origini del pensiero greco si perdono nel mito, perché invece proprio nel mito esse vengono, non direi narrate ma piuttosto, descritte.
Il mito greco non è legenda ma mito, anche quando prende le vesti della narrazione epica, perché non è teso a spiegare le circostanze storiche che hanno dato l'avvio a quella civiltà, ma le circostanze psicologiche attraverso cui quella civiltà è stata generata come costruzione collettiva.
Gli Argonauti affrontarono il mare, per realizzare l'impresa della conquista del Vello d'Oro; e per questo si servirono di una nave che era come un veloce destriero, ma prodotto dall'essere umano attraverso la sua sapienza.
Se pensiamo alle peripezie di Ulisse in un tempo successivo alla spedizione degli Argonauti, lo vediamo ancora viaggiare per mare, e scontrarsi con il mare, la cui personificazione divina è Poseidone, e vediamo che è aiutato da Athena, personificazione divina della Sapienza.
Lo stesso mare non è soltanto una distesa d'acqua, ma un complesso di elementi psicologici condivisi, che trovano nel mare una loro rappresentazione simbolica. E così vediamo che i pericoli affrontati da Ulisse, rappresentano momenti significativi del patrimonio emotivo comune al popolo greco, nel periodo storico in cui i componimenti epici sono stati prodotti.
Detto questo, mi sembra di poter affermare che se le origini del pensiero greco vengono descritte nel mito, è perché il pensiero razionale non può trovare in sé stesso il proprio fondamento. Si ricorre al mito per descrivere la nascita del culto del pensiero razionale, proprio perché al pensiero razionale non è dato di poter fondare sé stesso
Dal tentativo appunto di trovare il fondamento del pensiero nel pensiero stesso, nasce la metafisica. La metafisica ci parla di un pensiero da cui è escluso l' essere pensante.
L' "io penso" come invece argomenta Kant, "deve poter precedere ogni mia affermazione, perché altrimenti affermerei su qualcosa che non potrebbe essere pensato e dunque, almeno per me, non sarebbe". Il pensiero, per trovare il proprio fondamento, deve essere riportato all'essere pensante.
La civiltà greca si serve del mito per riferirsi al trascendente. La Sapienza trascende l'essere umano.
Però il fatto che la Sapienza trascende l'uomo, non vuol dire che sia esterna all' uomo, ovvero che l' essere umano non sia in contatto con sua presenza. Vuol dire semplicemente che non è l'essere umano a produrre la Sapienza, ma deve ascoltare la Sapienza. Kantianamente diremmo che l' essere umano non crea le essenze ma è solo in grado di conoscere.
Grazie a questa circostanza, per quanto gli esseri umani siano tutti diversi gli uni dagli altri, la nostra conoscenza diviene un patrimonio comune. Ciò che unifica il pensiero e lo rende condivisibile, è il fatto che l' essere umano semplicemente conosce e non crea le essenze.
Come la Sapienza non è generata dall'essere umano ma è qualcosa a cui l'essere umano si deve rifare, così vi sono altre circostanze con cui l'essere umano è costretto a confrontarsi.
Se vogliamo fare una sintesi della civiltà greca, possiamo esprimerla dicendo che per quanto il Logos non fosse uniformante riguardo agli individui, aveva una funzione unificante riguardo al loro pensiero.
Possiamo anche aggiungere che il pensiero greco è decaduto di fronte all' impossibilità di trovare in sé stesso il proprio fondamento, là dove si era posta la necessità di trovare al pensiero un fondamento.
È proprio questa uguaglianza di fronte alla Sapienza tuttavia, che ha potuto essere il nucleo fondante della civiltà greca.
Diversi sono stati i nuclei fondanti che hanno avuto la civiltà giudaica da un lato, e la civiltà romana dall'altro. Per citare altre due civiltà che hanno avuto un ruolo fondamentale nella formazione del pensiero europeo.
Ciò che mi sento di affermare, è che se i greci antichi avessero considerato la sapienza solo secondo una valutazione utilitaria, come qualcosa che permettesse la risoluzione di problemi pratici, non avrebbero avuto bisogno del mito per spiegare il culto della Sapienza come fondamento della loro civiltà. Essi infatti ritrovavano appunto nella Sapienza il carattere distintivo più marcato della natura umana. Era proprio questo riconoscimento che li distingueva dai "barbari", termine che tradotto letteralmente equivale a "balbuzienti".
Maurizio Proietti iopropars
Riporto di seguito il testo della poesia:
Gli Argonauti
Costruirono un leggero scafo
E un nome gli assegnarono
Che il suo incedere indicasse,
La maestria da cui forgiato,
E da quel nome i valorosi
Assunsero il proprio nome
Perché fiducia in quello scafo
Essi volevano riporre
Perché prodotto era di sapienza,
La Sapienza di cui essi
Figli si consideravano.
E fu così che in quel leggero
Scafo solcarono i salati
Abissi come in volo
Violando con i loro remi
L'azzurro senza fine,
Sicuri di riuscire nell'impresa
Come figli della dea Sapienza.
E affrontarono l'ignoto
Animati da un coraggio
Che trasfigurava il loro aspetto.
E non considerarono rapina
Il ratto del Vello d'Oro,
Perché dei Greci
Ne affermarono il diritto,
Fissando nella tradizione
Che la via giusta era
La via dei Greci nel percorrere
Quel mondo così vasto,
Com'era vasto per gli umani
Il mondo degli Antichi.
E vennero per questo
Annoverati presso i Greci
Tra i loro eroi.
Maurizio Proietti iopropars
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