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Dal disagio all'espressione, i pensieri prendon forma
Si può esprimere ciò che si prova, e condividerlo, sia dandone una semplice descrizione, sia attraverso forme artistiche che portino gli altri ad esperirlo in modo più diretto. Ora, certamente non è detto che si debba esprimere e condividere solo disagio. Tuttavia di condividere i propri disagi, a me sembra che talvolta vi sia maggiore necessità; forse perché le situazioni di disagio richiedono una risposta, e ci sembra bene elaborarne una collettiva.
domenica 7 giugno 2026
giovedì 30 aprile 2026
La Chiave che Apre (tre poesie di Maurizio Proietti iopropars)
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sabato 11 aprile 2026
Tempi di guerra
In tal modo, quanto può essere lucido tracciare questa linea di confine che divida i malati dai sani di mente?
Io affermo anche, che ci sono stati personaggi nel passato, dotati di personalità ben sviluppate, profondi intellettuali, che però si sono trovati a dover lottare con nuclei problematici della propria personalità, oltre che a scontrarsi con la realtà sociale in cui vivevano, e di fronte alla quale si trovavano a disagio, non perché quelle fossero società sane e loro fossero malati, ma perché cercavano di migliorare quei contesti sociali di cui facevano parte, e in cui scorgevano aspetti che non andavano.
Sono personaggi che comunque hanno contribuito al progresso civile.
Uno questi grandi del passato, di cui si racconta che sia morto pazzo, ha poderosamente affermato:
"L' uomo è un ponte, un cavo teso al di sopra di un abisso, un periglioso essere in cammino, un periglioso guardarsi indietro e fermarsi. La grandezza dell' uomo sta nell' essere un ponte e non uno scopo."
È un periglioso essere in cammino il progresso degli esseri umani verso condizioni di maggiore civiltà. E nessuna società in nessuna epoca, ha il diritto di affermare di sé stessa di aver raggiunto l' apice dello sviluppo civile. Nessuna dunque ha il diritto di considerarsi una società di sani, e pertanto stabilire una linea di demarcazione che divida, il grande popolo dei sani, dai malati di mente (Salvo poi a voler essere "inclusiva" riguardo a questi "diversamente abili", bollati a vita dunque come diversi da tenere anche sotto controllo, ma con rispetto parlando figuriamoci, perché "siamo o non siamo politicamente corretti"?)
La guerra non è opera dei pazzi. Purtroppo, la guerra non è opera dei pazzi e viene sempre, ancora oggi come nel passato, come prolungamento della politica, dove entrano in conflitto, prima che le ideologie, sempre gli interessi.
Però bisogna cercare di evitare di usare la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti tra le nazioni, se si vuole portare il mondo, verso più elevati gradi di sviluppo civile.
Per cui questo bisogna dire, non che è pazzo chi fa la guerra, ma che al contrario è una necessità etica, se vogliamo un dovere morale, portare il mondo verso traguardi più elevati di sviluppo civile.
Maurizio Proietti iopropars
lunedì 6 aprile 2026
Il significato della Pasqua cristiana
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giovedì 26 marzo 2026
Speranza ed Esistenzialismo
lunedì 2 marzo 2026
Un Simpatico Paradosso (pasquinata AI)
A mio avviso, prima ancora di "investire sull'umano", si tratta di sensibilizzare l' umano.
Per non perdere la nostra capacità decisionale, innanzitutto dobbiamo volere esercitare questa capacità, e solo dopo avremo da affrontare eventuali ostacoli che ne vanifichino l' esercizio. Lo stesso vale per l' intelligenza artificiale. Dobbiamo renderci consapevoli dei vantaggi e dei pericoli del suo utilizzo, e decidere se ci conviene o meno utilizzare lo strumento per i nostri scopi, anziché lasciare che lo strumento sostanzialmente ci agisca plasmando le nostre vite.
Poi, anche, se nuove capacità vanno sviluppate per usare gli strumenti tecnologici, ben venga il fatto di sfruttare la plasticità di noi esseri umani per sviluppare tali capacità, nel caso che siamo noi a decidere che vogliamo usare questi strumenti.
Qualcuno prospetta persino la speranza di algoritmi che inducano al pensiero critico. A me sembra che tale speranza si distacchi un po' dal considerare la natura delle capacità umane. Nella mia opinione, il pensiero critico non può che nascere da una scelta dell' individuo a porsi come soggetto sociale attivo, anziché lasciare, ad esempio, che gli algoritmi influenzino le sue emozioni, e dunque operino sui suoi processi decisionali.
Una cosa di cui sono convinto è che per promuovere la cultura, innanzitutto si deve sensibilizzare la gente sulla propria condizione, ed esortarla ad assumere il controllo della propria vita, anche in una società come la nostra attuale, che sempre di più tende ad incanalarci verso percorsi obbligati.
La mia sensazione è di trovarmi sempre di più come di fronte a dei questionari a risposta multipla, in cui si può scegliere tra risposte precompilate, senza spazio per la creatività e l' originalità di ogni persona umana. Cambiare il corso di questa situazione - in cui rischiamo noi stessi di trasformarci in algoritmi, anziché usare gli algoritmi - non può venire dai governi, ma solo da coloro che eleggono i propri governanti.
La cultura, come la libertà degli individui, io dico, nasce da un processo attivo di appropriazione degli strumenti che permettono la crescita personale.
Così io dico che bisogna anche avere istruzione, ma per questo occorre che la gente sia sensibilizzata sulle proprie necessità, e che da essa stessa parta una richiesta di formazione che vada incontro ai loro bisogni.
Penso che solo con la competenza ci si possa giovare effettivamente degli strumenti informatici, e dunque anche dell' intelligenza artificiale.
La mia convinzione è che l' AI non può e non deve sostituirsi alla preparazione culturale e alla competenza professionale. Che poi alla cultura generale e alla competenza professionale vada affiancata l' alfabetizzazione informatica non ho dubbi, però penso anche che a questa vada unita quella che viene chiamata "consapevolezza informatica", ovvero almeno una conoscenza generale degli strumenti che si vanno ad usare, tanto da rimanere consapevoli di ciò che si sta facendo.
Maurizio Proietti iopropars
Da meditare
Qualche parola ancora sul dipinto digitale. Senza impegnarmi in disquisizioni psicologiche senza fine, mi sento di affermare che quando noi pensiamo i nostri pensieri, noi siamo il contenitore di questi pensieri, ma anche gli strumenti che utilizziamo sono tra i nostri contenuti.
La realtà del mondo che ci circonda, in realtà ci contiene, ma è essa stessa un nostro contenuto, al pari di noi stessi che nella misura in cui ci pensiamo, siamo per noi contenuto.
Noi pensiamo a noi stessi, e dunque conteniamo noi stessi, ovvero ci comprendiamo, come contenuti del mondo che ci circonda; ci comprendiamo come oggetti compresi in questo mondo. Il mondo ci comprende materialmente ma noi siamo pensiero. Siamo pensiero, noi che pensiamo il mondo e in questo modo lo comprendiamo.
Noi siamo consapevoli, ovvero pensiero che è in grado di pensare sé stesso come pensiero.
L'intelligenza artificiale simula la consapevolezza, ma non ha nessuna consapevolezza, che è come dire che quando parliamo con l'intelligenza artificiale non c'è nessuno che sta parlando con noi.
Maurizio Proietti iopropars
Aggiungo di seguito due link per ulteriori approfondimenti.
https://forbes.it/2025/10/23/anziani-soli-rivolgono-ai-bot-intelligenza-artificiale
giovedì 12 febbraio 2026
Ci trascende (tre poesie di Maurizio Proietti iopropars)
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Il trionfo dell'etica
Il trionfo dell'etica dipinto digitale di Maurizio Proietti iopropars Il trionfo dell'etica Così brevemente, voglio parlare del trio...
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Contenitore e Contenuto dipinto digitale di Maurizio Proietti iopropars Un Simpatico Paradosso Per avere l'illusione Di poter parlare a...
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Ci trascende dipinto digitale di Maurizio Proietti iopropars Essa ci trascende Per coloro che dalla loro Parte hanno la legge, Ma non il dir...
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Melting Cat dipinto digitale di Maurizio Proietti iopropars Quale America fare di nuovo grande. Io non penso, come alcuni che hanno commenta...
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