giovedì 2 luglio 2026

Il sonno dei giusti

Il sonno dei giusti
Dipinto digitale di
Maurizio Proietti iopropars


Le immagini di "buonanotte" che girano in rete, mi hanno ispirato la breve poesia che segue, che va ben più in là di una semplice buonanotte, e che corredata con la sua immagine e la sua musica va a comporre il video che poi vi propongo.

Il sonno dei giusti

Si è accomiatato il sole,

finito è il giorno.

Misteriosa la notte

subentra.

Ma tu delle tenebre

non avrai timore.

Semplicemente riposi,

dormi.

Attenderà

domani il tuo risveglio,

La luce

di un nuovo giorno.

Maurizio Proietti iopropars







 

Privacy Policy Cookie Policy +




lunedì 15 giugno 2026

Ricercare senso

Ricercare senso
dipinto digitale di 
Maurizio Proietti iopropars

Ricercare senso

Certamente la vita non ha senso

Tra falsità e menzogna.

Questo è ciò che ci nega il senso.

Ciò che non ha senso,

Anche perseguendo i propri scopi,

È vivere nell'apparenza.

Così che la vita invece ha senso

Quando è una vita autentica.

Così che la ricerca di noi stessi

È per noi importate,

Ci serve per trovare senso.

Ma appare anche chiaramente

Che la ricerca di sé stessi

È innanzitutto un modo

Di porsi di fronte all'esistenza.

Maurizio Proietti iopropars


Esiste la giustizia?

C'è chi afferma sconsolato "Non esiste la giustizia". E spesso infatti ne vediamo molto poca intorno a noi.

Ma è un conto dire che non esiste la giustizia, e un altro constatare che non viene praticata. Se non esistesse la giustizia, non si potrebbe neanche dire di qualcuno che è disonesto.

Il punto da considerare è che la giustizia è alla base della coesione sociale, in quanto l'alternativa è una coesistenza basata sui rapporti di forza.

L'ingiustizia però, nelle società in cui vige lo stato di diritto, spesso non è con la forza che viene imposta, ma con la menzogna e con l'inganno.

A causa del fatto che la giustizia è alla base della coesione sociale, ci sentiamo spinti a ritirarci quando si moltiplica l'ingiustizia. Però questo non vuol dire dovere rinunciare a combattere contro l'ingiustizia quando se ne presenta l'occasione, e l'arma migliore è la verità.

Ma c'è un vantaggio a praticare la giustizia?

A praticare la giustizia, c'è un vantaggio che va oltre il successo in determinate situazioni?

Il mio è un invito a considerare il vantaggio non soltanto in termini di successo sociale.

Io dico che è saggio, 

chi capisce che andare avanti perché si è disonesti, 

è un vantaggio puramente illusorio.

Io dico che è saggio,

chi capisce che praticare la giustizia

è un atto di rispetto anche verso sé stessi.

La giustizia non è fuori di noi, in un "mondo iperuranio". Perché se la giustizia ci trascende, ed essa ci trascende perché noi non possiamo decidere la giustizia proprio come non possiamo decidere le leggi del mondo fisico, la giustizia pure è dentro di noi, e inerente al nostro essere sociale.

Cosa sarebbe un essere umano senza il suo essere sociale? Sarebbe persino un essere senza linguaggio. E in questo modo si abbrutiscono gli esseri umani senza la giustizia.

Maurizio Proietti iopropars

 




 

Privacy Policy Cookie Policy +




domenica 7 giugno 2026

Il trionfo dell'etica

Il trionfo dell'etica
dipinto digitale di
Maurizio Proietti iopropars


Il trionfo dell'etica

Così brevemente, voglio parlare del trionfo dell'etica sulla conoscenza, e mi spiego.

Mi è stato risposto come commento ad un mio video, "Ma che stai a dì? L'unica verità universale è il panino con la mortazza". La "mortazza", per chi non parla romanesco è la mortadella.

Così allora, brevemente, mi è venuto un pensiero in mente. Supponiamo di mangiare di gusto il nostro bravo panino con ciò che più ci piace, e di vedere qualcuno che ha fame perché non può comprarsi da mangiare. Al di là di qualsiasi disquisizione filosofica sulla verità universale e sul fondamento della conoscenza, la mia certezza è che non è giusto non dargli da mangiare, che non è giusto per me che ho cibo in abbondanza non dargli da mangiare. E so anche che il mio giudizio in questo caso è certo, non ammette dubbi, è certamente universale.

Allora sono arrivato al dunque, se parliamo di diritti umani, i diritti umani sono verità universali, ed è giusto e doveroso protendere la nostra mente a comprenderli; come è giusto e doveroso rispettarli ed affermarli e cercare di difenderli.

Pertanto io è sull'etica che pongo il fondamento della conoscenza. Il dovere morale mi spinge a rifiutare il dubbio di Cartesio.

Che non mi sia lecito uccidere un altro essere umano è una verità della quale non sono disposto a dubitare; ma poiché riconosco anche che gli altri esseri umani sono a me uguali per diritti e dignità, anche affermo che a nessun essere umano è lecito uccidere un altro essere umano, e che questa è una verità universale.

Maurizio Proietti iopropars


 

Privacy Policy Cookie Policy +




giovedì 30 aprile 2026

La Chiave che Apre (tre poesie di Maurizio Proietti iopropars)

Comprendere i fiori
dipinto digitale di
Maurizio Proietti iopropars


Tre poesie sul compredere

Ci si può chiedere se abbia senso scrivere poesie sul "comprendere" e sul "senso del comprendere"; chiederci se ha senso, su questo argomento scrivere poesie, che sono espressione di sentimenti, invece. Può sembrare paradossale, ma non lo è nel caso in cui il "comprendere", sia esso stesso oggetto del nostro sentimento, come i sentimenti possono essere oggetto del comprendere.

È una valorizzazione del sentire.

Allora inizio a stabilire un punto, che è un punto su cui sono solito fare pressione, un punto su cui sono solito spingere.

Il punto è che la cultura dovrebbe essere riguardata innanzitutto come veicolo di civiltà, piuttosto che come strumento di avanzamento sociale. La cultura va considerata innanzitutto come formazione umana, prima che come preparazione professionale.

Allora in questa diversa prospettiva sociale, ha origine anche una diversa concezione del "comprendere".

Arriviamo allora a una concezione del "comprendere" che sia un atteggiamento nei confronti del mondo.

La prima poesia che vi propongo si intitola "Solo se ami".


Solo se ami


Solo se ami
Puoi capire cosa è l'amore,
Come solo chi ama
Impara ad amare.
Qual è dunque l'atto del comprendere
Se non quello di assumere in noi stessi
L'oggetto della nostra comprensione.
Avere in noi stessi,
È questo che significa capire.

Maurizio Proietti iopropars
 
La seconda poesia che vi propongo, riguarda il fondamento della conoscenza. Argomento questo che è stato oggetto di innumerevoli speculazioni filosofiche, ma anche perché è di fondamentale importanza nella nostra vita, e dunque per questo, indubbiamente, veicola in noi dei sentimenti. 
Pensiamo anche solo, che solo in base a un fondamento riconosciuto della conoscenza, sulla conoscenza si può giungere a un accordo. 
Arriviamo allora a dare una risposta al problema nell'ottica di un approccio esistenzialista alla filosofia.
If time (were left to share)
dipinto digitale di
Maurizio Proietti iopropars

La chiave che apre
Quale sarebbe il senso
Del conoscere, se la conoscenza
Non rispondesse a una richiesta,
Cioè se non nascesse da un bisogno?
Ma se la conoscenza
Viene a soddisfare
Una ricerca e dunque è ciò
Che risponde ad un bisogno,
Abbiamo anche il criterio,
Il modo per potere valutare,
In noi la nostra conoscenza.

Maurizio Proietti iopropars

Con la diffusione dello Yoga in occidente e anche in Italia, la terza di queste tre poesie, è un po' una reazione al modo in cui in molti in Italia considerano le discipline spirituali.


Una via verso il cielo
dipinto digitale di
Maurizio Proietti iopropars

Posizioni comode (Asanas)

Cosa vuol dire essere arrivati
Quando è spirituale
Il percorso di cui parliamo?
Arrivare significa capire
Che la nostra meta è nel percorso.
Siamo arrivati quando ci è chiaro
Che la persecuzione della meta
È già il nostro punto di arrivo.
Quando si sarà arrivati
A questo punto,
Allora si sarà trovata 
Una posizione comoda.

Maurizio Proietti iopropars



 

Privacy Policy Cookie Policy +




sabato 11 aprile 2026

Tempi di guerra

Tempi di Guerra
dipinto digitale di
Maurizio Proietti iopropars


Tempi di Guerra

Alcuni giorni fa, ho ascoltato degli interventi di alcuni personaggi politici, anche con ruoli di primo piano, in cui affermavano pubblicamente, riguardo al presidente americano Donald Trump, che è pazzo. 

Io sono in completo dissenso riguardo alla politica di questo presidente americano, però sono anche fermamente convinto che la politica non si faccia con attacchi personali, ma con argomentazioni politiche. Di più, sono anche fermamente convinto, che oltre alle critiche per le politiche che disapproviamo, sia importante costruire le alternative.

In questo mio intervento, tuttavia, non voglio tanto parlare della politica estera degli Stati Uniti d'America, quanto piuttosto del ritorno in Italia, dello stereotipo culturale del pericolo rappresentato dai pazzi. 

Questo stereotipo conduce al pregiudizio sociale verso le persone affette in vario grado da disturbi psichici. E questi pregiudizi, acquistando la dimensione di ideologie sociali, possono condurre all'approvazione di leggi che, pure se dichiaratamente sono animate dalle migliori intenzioni, pongono di nuovo come centrale, negli interventi riguardo alle cosiddette "malattie mentali", la funzione di arginare la pericolosità dei soggetti affetti da disturbi psichici. 

Non è semplicemente una considerazione teorica, perché, senza volere entrare nel merito, un disegno di legge sulla riforma dalla psichiatria è in esame al senato, e a detta di alcuni psichiatri che hanno in passato collaborato con Franco Basaglia, questo disegno di legge è pesantemente orientato nel senso che ho detto.

Vorrei allora porvi alcune domande.

Davvero pensiamo che esista una linea di demarcazione netta, che divide i sani dai malati di mente? 

Io dico che invece vi è un territorio all'interno del quale ci si può muovere in un senso o in un altro, e muovendosi nella direzione sbagliata, si può giungere in zone dove, ad esempio, si travisano completamente le circostanze del mondo che ci circonda e nel quale noi viviamo. Si dice allora di una persona che sta in quella condizione, che è pazzo. 

Ma chi di noi è così lucido da non operare mai travisamenti? O chi di noi è così stabile, da non poter cadere mai, in nessuna circostanza, in depressione? Da non potere ovvero, cadere mai in una condizione in cui rimane sommerso dalla propria sofferenza, così da perdere le proprie capacità reattive?

In tal modo, quanto può essere lucido tracciare questa linea di confine che divida i malati dai sani di mente? 

Io affermo anche, che ci sono stati personaggi nel passato, dotati di personalità ben sviluppate, profondi intellettuali, che però si sono trovati a dover lottare con nuclei problematici della propria personalità, oltre che a scontrarsi con la realtà sociale in cui vivevano, e di fronte alla quale si trovavano a disagio, non perché quelle fossero società sane e loro fossero malati, ma perché cercavano di migliorare quei contesti sociali di cui facevano parte, e in cui scorgevano aspetti che non andavano.

Sono personaggi che comunque hanno contribuito al progresso civile.

Uno questi grandi del passato, di cui si racconta che sia morto pazzo, ha poderosamente affermato:

"L' uomo è un ponte, un cavo teso al di sopra di un abisso, un periglioso essere in cammino, un periglioso guardarsi indietro e fermarsi. La grandezza dell' uomo sta nell' essere un ponte e non uno scopo." 

È un periglioso essere in cammino il progresso degli esseri umani verso condizioni di maggiore civiltà. E nessuna società in nessuna epoca, ha il diritto di affermare di sé stessa di aver raggiunto l' apice dello sviluppo civile. Nessuna dunque ha il diritto di considerarsi una società di sani, e pertanto stabilire una linea di demarcazione che divida, il grande popolo dei sani, dai malati di mente (Salvo poi a voler essere "inclusiva" riguardo a questi "diversamente abili", bollati a vita dunque come diversi da tenere anche sotto controllo, ma con rispetto parlando figuriamoci, perché "siamo o non siamo politicamente corretti"?)

La guerra non è opera dei pazzi. Purtroppo, la guerra non è opera dei pazzi e viene sempre, ancora oggi come nel passato, come prolungamento della politica, dove entrano in conflitto, prima che le ideologie, sempre gli interessi. 

Però bisogna cercare di evitare di usare la  guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti tra le nazioni, se si vuole portare il mondo, verso più elevati gradi di sviluppo civile.

Per cui questo bisogna dire, non che è pazzo chi fa la guerra, ma che al contrario è una necessità etica, se vogliamo un dovere morale, portare il mondo verso traguardi più elevati di sviluppo civile.

Maurizio Proietti iopropars





 

Privacy Policy Cookie Policy +




lunedì 6 aprile 2026

Il significato della Pasqua cristiana

Balla Pasqua
dipinto digitale di 
Maurizio Proietti iopropars

Il significato della Pasqua cristiana

Scrivo questo articolo sul mio blog, non con l' intento di convincere ma semplicemente di spiegare; dunque non in senso apologetico ma esegetico.

L'ispirazione a scrivere l'articolo mi viene in seguito alla mia opera creativa in cui ho usato la simbologia pasquale, unito al fatto di aver notato, navigando in rete, che nella festività pasquale, attualmente, si sovrappongono contenuti di vario tipo.

Spiego cosa intendo dire quando parlo della sovrapposizione di contenuti che a mio avviso emerge nella simbologie adottate nei messaggi di auguri. Io penso che se il cristianesimo, nei primi secoli della sua diffusione, abbia prodotto un sincretismo simbolico quando ha sostituito le proprie festività alle festività dei popoli pagani cristianizzati, al giorno d'oggi si stia praticando un percorso inverso, introducendo contenuti non propriamente cristiani in quelle che sono comunque delle feste nazionali, delle feste per tutti.

Io non sono affatto contrario al fatto che chiunque possa associare contenuti suoi propri a una festività che è comunque una festività anche per lui anche se lui non è cristiano. Voglio solo fare chiarezza sul significato della festa cristiana e sulle simbologie ad essa legate.

Il primo elemento che, nel paragonarlo ad altre forme espressive, ha suscitato in me l'esigenza di spiegare, è stato il dipinto digitale che apre questo post. In questo dipinto ho operato una sintesi simbolica, partendo proprio dal sincretismo simbolico presente nella Pasqua cattolica. L'uovo come simbolo della rinascita nella tradizione celtica, e in questo senso introdotto nella tradizionale festa cristiana, prende nel mio dipinto le forme dell' emoji che sorride ed abbraccia mentre esce dal sepolcro. 

Con questo dipinto digitale ho prodotto un video che ho pubblicato su YouTube, corredando il dipinto con un breve brano musicale che io stesso ho composto per esprimere festa. Questo è lo short:


Un'altra mia opera sulla simbologia pasquale, è una storiella che ho riportata in un altro mio video, in cui scherzo sulle tradizioni e sulla presenza dei coniglietti che ha preso sempre più piede nella simbologia pasquale. Per illustrare questa storia mi sono servito dell'intelligenza artificiale, e ho usato una variante da cantastorie della musica che ho utilizzato nell'altro video. Questo è il video:


Va da sé che i coniglietti infondono tenerezza. E veniamo appunto alla Pasqua cristiana.

Si può affermare che la resurrezione del Cristo, anziché affermare una semplice rinascita, rappresenta la vittoria dell'amore sulla morte.

La Pasqua cristiana si ricollega tuttavia alla Pasqua ebraica, che celebra la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto. Io affermo che questo deve essere dunque anche il significato primario della Pasqua cristiana. 

Pasqua più che "rinascita" deve significare "liberazione". La figura del Cristo, nella narrazione evangelica, non solo risorge dalla morte, ma libera dal peccato. La risurrezione del Cristo stabilisce la vittoria non solo sulla morte ma sul peccato. Il peccato è ciò che priva della sua libertà l'essere umano, e anche lo conduce alla morte. E la vittoria sul peccato è ottenuta tramite l'amore.

La difficoltà nell'amore risiede appunto nella possibilità di ricevere, in ricambio di amore, invece che amore, odio.

Il significato della Pasqua cristiana è dunque questo, ricorda che il peccato conduce alla morte, e afferma che l'amore libera dal peccato e vince sulla morte. 

Maurizio Proietti iopropars






 

Privacy Policy Cookie Policy +




giovedì 26 marzo 2026

Speranza ed Esistenzialismo

Mi guida
dipinto digitale di
Maurizio Proietti iopropars


Speranza ed Esistenzialismo

Alcuni indicano Søren Kierkegaard come precursore dell'esistenzialismo, altri lo riconoscono come iniziatore di questa corrente filosofica contemporanea. Va tenuto conto che Kierkegaard non si è mai definito esistenzialista, ma ha cercato piuttosto di essere un apologeta cristiano, volendo scrivere testi che fossero edificanti. 

Io penso di questo profondo filosofo danese, per cui nutro grandissima stima e ammirazione, che il suo pensiero rientri completamente nella riflessione filosofica esistenzialista, per quanto non ritengo che l'esistenzialismo sia nato con lui, né che sia nato dopo di lui, ma piuttosto, prima di lui. 

Io penso che l'esistenzialismo sia un approccio alla riflessione filosofica al pari di come lo è la metafisica. Io penso che anche Socrate, con il suo monito "Conosci te stesso", fosse un filosofo esistenzialista.

Bisogna riconoscere tuttavia, che proprio Kierkegaard ha inquadrato la riflessione filosofica in senso esistenzialista con pratica precisione. La filosofia deve avere innanzitutto il compito di guidarci nella nostra vita: questo è in sintesi, quanto questo filosofo ha affermato riguardo alla filosofia. Ma non è che il concetto, prima di Kierkegaard, non fosse presente nel pensiero filosofico, anche se non in tutto il pensiero filosofico.

Per come io la vedo, e certamente non sono il solo, anche il criticismo kantiano può essere inquadrato nell'esistenzialismo. A parte la Critica della Ragion Pratica e la Critica del Giudizio, anche la Critica della Ragion Pura, per lo meno anche solo nel suo intento, costituisce un'utile guida per la persona umana. Riuscire a distinguere ciò che può essere considerato scientifico da ciò che non può esserlo, non è cosa da poco nel guidare molte nostre scelte.

Partendo anche dalla conoscenza del pensiero di Kierkegaard, io ho sviluppato una mia propria personale riflessione sulla speranza. Kierkegaard parla in realtà della disperazione, che lui definisce "la malattia mortale". 

Sulla speranza sto pubblicando parecchio materiale e ultimamente ho pubblicato un video su YouTube, con il titolo "Mi guida. (Non siamo smarriti)" 

Alla fine del video pongo una domanda:

Una scelta di vita
dipinto digitale di
Maurizio Proietti iopropars

Una scelta di vita

Kierkegaard parla della disperazione affermando che è insita nella condizione umana, in quanto l'essere umano è una sintesi di finito e infinito. Dunque per essere noi stessi, secondo il filosofo, noi dobbiamo attuare questa sintesi. Lui dice che è possibile attuare questa sintesi solo nella fede in colui che ha posto in essere questa sintesi; e questa fede, nel suo pensiero, viene ad essere l'unica via per uscire dalla disperazione.

Dunque per Kierkegaard l'uscita dalla disperazione avviene solo attraverso la fede, e viene ad essere una scelta e una scelta morale.

Egli dice che per non esservi disperazione occorrono, sia la possibilità di essere sé stessi, che la necessità di esserlo, perché là dove la possibilità non è congiunta alla necessità, e dunque destinata a realizzarsi, noi torniamo comunque nella disperazione. Se la possibilità non è accompagnata dalla necessità, secondo Kierkegaard, questa possibilità è una mera possibilità astratta, nella quale anche ci si perde.

Estrapolando dal suo pensiero, ponendo la speranza come opposto della disperazione, anche io affermo che la speranza è una scelta, che è un atteggiamento esistenziale, un modo di porsi di fronte alla vita, di affrontare le circostanze che incontriamo. 

Dunque è questo che io affermo. Affermo che la speranza è una scelta esistenziale. E cioè che non derivi, invece, dalla valutazione delle circostanze che, più o meno avverse, aprono in misura più o meno ampia alla realizzazione delle nostre mete. Si può sperare anche contro l'impossibile, anche se questa scelta rasenta la follia, ma può essere invece una scelta di fede.

Se la disperazione di cui parla Kierkegaard, riguarda la condizione umana e la possibilità per ognuno di noi di realizzare la nostra propria umana natura, io dico che tutti noi ci troviamo però ad avere esperienze più immediate della disperazione, quando ci troviamo a dover operare delle scelte difficili, e disperare ci porta a fare le scelte più facili, anziché quelle più giuste.

Io sostengo che l'atteggiamento corretto non sia di cercare "appigli", e cioè individuare possibilità a nostro favore, nelle condizioni difficili, per poter continuare a sperare. Sostengo che sia proprio la scelta di continuare a sperare, che ci permette di trovare soluzioni impensate.

La mia posizione non è esclusivamente una posizione cristiana, perché anche Antonio Gramsci nei suoi "Quaderni dal carcere", parla dell'ottimismo della volontà contrapposto al pessimismo della ragione (sebbene la massima sia generalmente attribuita allo scrittore francese Romain Rolland).

Io sono convinto che la speranza sia una virtù, al pari, ad esempio, della pazienza e della prudenza, e che come tutte le virtù vada esercitata e coltivata.

Maurizio Proietti iopropars




 





Privacy Policy Cookie Policy +




Il sonno dei giusti

Il sonno dei giusti Dipinto digitale di Maurizio Proietti iopropars Le immagini di "buonanotte" che girano in rete, mi hanno ispir...