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domenica 3 aprile 2022

I bravi ragazzi

    I bravi ragazzi



I bravi ragazzi sono anche belli.

Ma sì che i bravi ragazzi sono belli.

Noi invece non eravamo belli

Perché non eravamo bravi ragazzi.

E infatti non ci importava di essere belli,

E non ci importava di essere laccati.

E magari si esagerava pure in questo senso,

Anche se poi 

Noi stessi per primi si scherzava

Su chi proprio esagerava; 

A noi piaceva anche fare autoironia.

Ma noi non potevamo essere bravi ragazzi

Perché contestavamo lo Stato.

Ma adesso che hanno rimesso le cose a posto,

Giustamente 

Qualcuno di coloro

Che ancora ricordano quegli anni

Ancora ci accusa.

Sì perché ci saremmo dovuti stringere 

Intorno allo Stato,

E anche noi

Avremmo dovuto fare scudo per difenderlo,

Quando valorosamente ha combattuto 

Contro il terrorismo.

E ora ci accusano con la stessa accusa

Di quella che allora ci rivolsero,

Quando facemmo risultare chiaro 

Che eravamo fiancheggiatori,

L’accusa appunto che era ed è quella

Che eravamo conniventi con coloro che sparavano,

Così che dunque

Eravamo anche noi colpevoli.

E ora che quel movimento di pensiero è dissolto,

Risulta ancora più evidente

Che allora c’erano solo lo Stato e il terrorismo

Che si fronteggiavano,

E nessun’altra realtà sociale

Che è stata repressa durante questo scontro,

Col pretesto di questo scontro.

Però non è che noi ora si affermi che allora

La parte giusta non si capiva quale fosse,

Allo scopo di giustificarci.

No perché senza alcun dubbio

Né io né altri di quegli zozzoni che eravamo

Siamo ancora convinti di aver sbagliato.

Perché se questi che ci accusano sanno 

Che ovviamente la parte giusta era lo Stato,

Io ad esempio ancora oggi

Che quello Stato fosse giusto

Non ne sono affatto convinto.

La prospettiva storica che assumo,

La storicizzazione di quegli anni, 

Che a mio avviso va fatta,

È di riconoscere che uno scontro ideologico

In quegli anni c’è stato.

E una parte di coloro che contestavano lo Stato

Ha scelto la via del terrorismo.

Ma anche una parte

Ha voluto esacerbare la violenza di piazza,

Non più finalizzata 

A difendere il diritto di manifestare

Ma ad arrivare allo scontro.

E noi altri, 

Che pure c’eravamo

Con le nostre idee e la nostra ricchezza,

E che appunto non eravamo bravi ragazzi,

Sostenevamo che quello non era il modo giusto

Perché otteneva solo di giustificare

L’azione repressiva dello Stato,

E a questo ci siamo dovuti limitare

Perchè altro non potevamo fare.

Per questo avevamo coniato lo slogan

“Né con lo Stato, né con le BR”,

E non lo consideravamo un discorso

Che non teneva in conto i morti ammazzati,

Perché il nostro discorso intendeva

Che la violenza di entrambe le parti

Non fosse giustificata,

Perché sostenevamo che violento 

Fosse appunto anche lo Stato.

Ma noi stessi

Non ci consideravamo non violenti,

Come non violenti non erano stati coloro,

Così pensavamo,

Che avevano combattuto la guerra partigiana,

Che noi pensavamo, come io penso tuttora, 

Che invece fosse stata una violenza giustificata.

Io penso che nemmeno i bravi ragazzi 

Siano poi non violenti,

Anche se però loro si tengono a galla

Nelle acque torbide e melmose 

Di questa palude nebbiosa 

Che porta il nome di Stato.

Così che se molti di noi ancora non riconoscono

Che a contestare lo Stato abbiamo avuto torto,

Tu guarda se magari non potrebbe essere

Che le maggiori libertà 

Di cui godono ora i bravi ragazzi,

Non siano anche l’indiretto risultato

Di quello scontro ideologico che c’è stato.

Guarda se non potrebbe essere 

Che certi cambiamenti di costume 

Che ci sono stati,

Non li si sia lasciati prendere piede

Per smorzare lo scontro,

Ma con una società che ne è derivata

Che ugualmente ora come allora 

Non è una società giusta.

E io 

Che ora sono un rifiuto sociale

Continuo a non essere un bravo ragazzo,

Ma anzi è proprio su questo 

Che fondo la mia speranza,

La mia possibilità di propormi agli altri 

Come fattore di cambiamento,

Che è il modo che ho ritrovato 

Di pormi in relazione 

Al contesto umano che mi circonda,

E che mi sembra il fulcro di un processo 

Di autoguarigione.

Io aspiro a fare la mia parte nel realizzare

Una società in cui non si alienino gli individui

Della possibilità di costruire

In prima persona il proprio destino,

Fondando un’identità personale e sociale

Che vada oltre l’essere produttori e consumatori.

Io lo chiamavo negli anni della mia giovinezza

“Diritto all’autodeterminazione dell’individuo”,

Che non è cosa da bravi ragazzi,

Perché i bravi ragazzi non si fanno domande

O pensano che la legge dello Stato 

Rappresenti la giustizia,

Mentre invece 

Chi non è un bravo ragazzo la giustizia la ricerca

Anche al costo di pagare molto duramente 

Per la propria ricerca, perché poi finisce 

Come minimo con l’essere un perdente 

Nella competizione sociale.

Chi non è un bravo ragazzo ricerca la giustizia

Perché non la trova 

Nel perbenismo ipocrita e spietato

Dei vecchi e ora nuovi benpensanti.


Maurizio Proietti iopropars


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