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mercoledì 26 novembre 2025

Dirottare sul Patriarcato



 

Il cambiavalute e sua moglie (1514)
Quentin Messys (1466-1530)


Dirottare sul Patriarcato

Dirottare cosa? Dirottare l'attenzione. Dirottare dal problema. Ci sono certamente dei problemi interpersonali che coinvolgono l'intera società: questo è quello che anche io penso. Così che anche a me sembra legittimo volere capire il nesso tra i problemi interpersonali e l' organizzazione sociale. Però mi sembra parecchio travisato ritenere che i problemi di organizzazione sociale debbano essere riportati a un conflitto di potere tra generi, e ad una supremazia del genere maschile.

Facciamo un esempio. Se il mondo dello spettacolo è organizzato in modo che un impresario o un produttore possano commettere degli abusi su i prestatori d'opera, nella fattispecie sulle attrici, non si può risolvere il problema sostituendo l'impresario o produttore maschio eterosessuale con uno di genere diverso. Vi è un problema di tipo organizzativo. Si deve organizzare la situazione in modo che chi è in quella posizione non ne possa abusare.

Vari tentativi sono stati fatti nel corso della storia per cambiare le situazioni di organizzazione sociale che permettessero abusi. Gli antichi romani a questo scopo passarono dalla monarchia alla repubblica; e possiamo affermare che in seno a quel patriarcato, sia nata la civiltà giuridica.

Io penso che riportare i problemi della società odierna alla necessità di combattere contro un fantomatico patriarcato, sia perfino ridicolo. Se l' 1% della popolazione, detiene il 70% della ricchezza globale, è evidente che esiste un problema di distribuzione della ricchezza legato all'organizzazione della produzione. Si può essere critici quanto si vuole, riguardo all'analisi socio-economica marxista, ma questa circostanza mi sembra che non possa essere negata.

Un' altra circostanza che va riconosciuta mi sembra che sia l'esistenza di un legame tra ideologia sociale e organizzazione della produzione. Si possono fare correzioni e aggiustamenti sull'analisi che Karl Marx fa di questa relazione, ma che essa vi sia mi sembra innegabile. Perché si mantenga un'organizzazione sociale che privilegia pochi a discapito di molti, si devono diffondere ideologie che la sostengano.

Si parla ad esempio di educazione all'affettività. Però come vi può essere educazione all'affettività in una società in cui i rapporti interpersonali sono basati su una competizione esasperata? A me sembra che molti genitori non insegnino neanche più le buone maniere ai propri figli per non fare di loro dei perdenti.

                              

            Ill-Matched Lovers (amanti mal assortiti)
Quentin Messys

Il fatto di individuare nel patriarcato, il centro di certe problematiche sociali, mi appare poco sostenibile. Io mi sento di dire che l'attuale vita sociale, si sia sviluppata a partire dal mercantilismo che ha soppiantato il feudalesimo, ed è approdato nell' organizzazione capitalistica della produzione, che ha poi dato origine all'attuale "mercato globale", attraverso un'evoluzione in cui hanno operato disvalori etici condivisi da uomini e da donne. 

Nei dipinti di Quentin Messys, mi sembra di poter individuare i disvalori di cui parlo, che lui li abbia descritti nei suoi dipinti, così come operavano nella società del suo tempo, nel 1500.

Mi fa impressione quel "cambiamonete con sua moglie", che condividono la loro avidità. Mi fa anche impressione quella "coppia mal assortita", in cui la donna mostra di accondiscendere ai desideri dell'uomo, ma al tempo stesso lo studia per potersi approfittare di lui, come lui pure pensa di potersi approfittare di lei.

In sostanza non credo che qui in Italia, episodi di violenza contro alcune donne, o un certo numero di donne, nascano all'interno di una cultura sociale che vuole negare alle donne la possibilità di esprimere appieno la loro personalità, volendole invece sottoposte all'autorità maschile.

A me non sembra di poter osservare, ribadisco almeno in Italia, un conflitto sociale in cui gli uomini cercano di sottoporre le donne alla propria autorità. Vedo piuttosto livelli elevatissimi di conflittualità interpersonale, che negli uomini sfociano più spesso nell'aggressione fisica, ma in cui anche le donne non sono da meno.

Secondo me non si tratta di educare all'affettività, ma di sviluppare un'organizzazione sociale che consenta relazioni interpersonali più umane.

D'altra parte, se parliamo di violenza contro le donne, io mi sento anche di aggiungere, che non c'è peggiore violenza, che quella che qualsiasi essere umano, uomo o donna che sia, commette contro sé stesso, quando commette deliberatamente il male. E tuttavia sono pochi coloro che riescono a capirlo.

Mille volte tanto è preferibile rinunciare a qualsiasi cosa pur di non fare del male ad altri. Questa però non è l'etica sociale nella società contemporanea. Questo non è ciò che si insegna. E tuttavia è quanto insegnavano i grandi patriarchi del passato.

Al giorno d'oggi di patriarchi non ce ne sono più. Ci sono, dove ci sono, delle democrazie; e ci si dovrebbe preoccupare di farle funzionare come vere democrazie.

Maurizio Proietti iopropars


 
                         










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martedì 22 novembre 2022

La crisi della democrazia


 


La crisi della democrazia

Nel video che presento, la scrittrice turca Ece Temelkuran parla della crisi della democrazia in Europa, e dice che secondo lei è molto intrecciata con la crisi del capitalismo. 

A me la sua affermazione non sembra coerente con i dati che cita lei stessa. Io ritengo che la crisi della democrazia in Europa sia conseguenza dell'attuale strapotere del capitalismo, ottenuto grazie all'affermazione di un neo-liberismo che da teoria economica è stato fatto assimilare dalle masse come dottrina sociale.

Lei stessa afferma di essere nella buffa situazione di dover proteggere la democrazia dal popolo. Più che buffa io la definirei paradossale, dal momento che la democrazia è appunto il governo del popolo, che chiedendo governi autoritari rinuncia ad autogovernarsi. Ma se vi rinuncia è perché, come lei stessa osserva, già non si autogovernano.

Lei dice che la gente dovrebbe iniziare a scendere nelle piazze per portare avanti i propri bisogni. Il concetto di bisogno tuttavia è un concetto psicologico, anche se talvolta assume un carattere di oggettività. Un medico può ad esempio dire a qualcuno che lui ha bisogno di bere perché è disidradato, e in questo caso il bisogno è oggettivo. Il fatto che sia un concetto psicologico significa che è soggetto a una valutazione personale da parte di coloro che ne sono portatori.

Io sostengo appunto che l'attuale organizzazione economico-sociale non opera a vantaggio della maggioranza della popolazione, ma di una minoranza di essa. Il problema è che la maggioranza della popolazione condivide i falsi valori della minoranza privileggiata - come il prestigio e l'affermazione sociale e la smania di acquisire sempre maggiore ricchezza e potere - ed è per questo che non si sa governare a proprio vantaggio, né è cosciente della propria condizione sociale, se non che non riesce a tirare avanti, quando non riesce a tirare avanti. Però non capisce che dovrebbe smettere di correre dietro ai miraggi e di sostenere una forma di organizzazione socio-economica che privilegia una minoranza di prepotenti.

Maurizio Proietti iopropars

Riporto di seguito una mia opera multimediale che ho pubblicato qualche giorno fa




Dirottare sul Patriarcato

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