giovedì 26 marzo 2026

Speranza ed Esistenzialismo

Mi guida
dipinto digitale di
Maurizio Proietti iopropars


Speranza ed Esistenzialismo

Alcuni indicano Søren Kierkegaard come precursore dell'esistenzialismo, altri lo riconoscono come iniziatore di questa corrente filosofica contemporanea. Va tenuto conto che Kierkegaard non si è mai definito esistenzialista, ma ha cercato piuttosto di essere un apologeta cristiano, volendo scrivere testi che fossero edificanti. 

Io penso di questo profondo filosofo danese, per cui nutro grandissima stima e ammirazione, che il suo pensiero rientri completamente nella riflessione filosofica esistenzialista, per quanto non ritengo che l'esistenzialismo sia nato con lui, né che sia nato dopo di lui, ma piuttosto, prima di lui. 

Io penso che l'esistenzialismo sia un approccio alla riflessione filosofica al pari di come lo è la metafisica. Io penso che anche Socrate, con il suo monito "Conosci te stesso", fosse un filosofo esistenzialista.

Bisogna riconoscere tuttavia, che proprio Kierkegaard ha inquadrato la riflessione filosofica in senso esistenzialista con pratica precisione. La filosofia deve avere innanzitutto il compito di guidarci nella nostra vita: questo è in sintesi, quanto questo filosofo ha affermato riguardo alla filosofia. Ma non è che il concetto, prima di Kierkegaard, non fosse presente nel pensiero filosofico, anche se non in tutto il pensiero filosofico.

Per come io la vedo, e certamente non sono il solo, anche il criticismo kantiano può essere inquadrato nell'esistenzialismo. A parte la Critica della Ragion Pratica e la Critica del Giudizio, anche la Critica della Ragion Pura, per lo meno anche solo nel suo intento, costituisce un'utile guida per la persona umana. Riuscire a distinguere ciò che può essere considerato scientifico da ciò che non può esserlo, non è cosa da poco nel guidare molte nostre scelte.

Partendo anche dalla conoscenza del pensiero di Kierkegaard, io ho sviluppato una mia propria personale riflessione sulla speranza. Kierkegaard parla in realtà della disperazione, che lui definisce "la malattia mortale". 

Sulla speranza sto pubblicando parecchio materiale e ultimamente ho pubblicato un video su YouTube, con il titolo "Mi guida. (Non siamo smarriti)" 

Alla fine del video pongo una domanda:

Una scelta di vita
dipinto digitale di
Maurizio Proietti iopropars

Una scelta di vita

Kierkegaard parla della disperazione affermando che è insita nella condizione umana, in quanto l'essere umano è una sintesi di finito e infinito. Dunque per essere noi stessi, secondo il filosofo, noi dobbiamo attuare questa sintesi. Lui dice che è possibile attuare questa sintesi solo nella fede in colui che ha posto in essere questa sintesi; e questa fede, nel suo pensiero, viene ad essere l'unica via per uscire dalla disperazione.

Dunque per Kierkegaard l'uscita dalla disperazione avviene solo attraverso la fede, e viene ad essere una scelta e una scelta morale.

Egli dice che per non esservi disperazione occorrono, sia la possibilità di essere sé stessi, che la necessità di esserlo, perché là dove la possibilità non è congiunta alla necessità, e dunque destinata a realizzarsi, noi torniamo comunque nella disperazione. Se la possibilità non è accompagnata dalla necessità, secondo Kierkegaard, questa possibilità è una mera possibilità astratta, nella quale anche ci si perde.

Estrapolando dal suo pensiero, ponendo la speranza come opposto della disperazione, anche io affermo che la speranza è una scelta, che è un atteggiamento esistenziale, un modo di porsi di fronte alla vita, di affrontare le circostanze che incontriamo. 

Dunque è questo che io affermo. Affermo che la speranza è una scelta esistenziale. E cioè che non derivi, invece, dalla valutazione delle circostanze che, più o meno avverse, aprono in misura più o meno ampia alla realizzazione delle nostre mete. Si può sperare anche contro l'impossibile, anche se questa scelta rasenta la follia, ma può essere invece una scelta di fede.

Se la disperazione di cui parla Kierkegaard, riguarda la condizione umana e la possibilità per ognuno di noi di realizzare la nostra propria umana natura, io dico che tutti noi ci troviamo però ad avere esperienze più immediate della disperazione, quando ci troviamo a dover operare delle scelte difficili, e disperare ci porta a fare le scelte più facili, anziché quelle più giuste.

Io sostengo che l'atteggiamento corretto non sia di cercare "appigli", e cioè individuare possibilità a nostro favore, nelle condizioni difficili, per poter continuare a sperare. Sostengo che sia proprio la scelta di continuare a sperare, che ci permette di trovare soluzioni impensate.

La mia posizione non è esclusivamente una posizione cristiana, perché anche Antonio Gramsci nei suoi "Quaderni dal carcere", parla dell'ottimismo della volontà contrapposto al pessimismo della ragione (sebbene la massima sia generalmente attribuita allo scrittore francese Romain Rolland).

Io sono convinto che la speranza sia una virtù, al pari, ad esempio, della pazienza e della prudenza, e che come tutte le virtù vada esercitata e coltivata.

Maurizio Proietti iopropars




 





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