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Manzoni MountainVecchio caro ManzoniSe dico "caro vecchio Manzoni" non sono ironico, perché è come se per me Manzoni fosse diventato vecchio, mentre io mi sono andato affezionando a lui come non lo ero da ragazzo. Perché lui, quando io ero ragazzo, apparteneva al mondo degli adulti, forse anche suo malgrado. Sì, forse suo malgrado, perché essendo morto ormai da molti anni, non poteva più parlare per sé stesso, e io lo criticavo duramente, senza capire che in fondo lo amavo, perché se si parla di romanzo storico, di un romanzo capace di porre in relazione le vicende personali di alcuni individui con il loro contesto sociale, veramente grande è stata la sua opera per gli abitanti della penisola italiana con le isole comprese; grande per questo coacervato culturale a cui si poteva e si può dare il nome di italiani. Mi ricordo che un po' troppo artefatta mi appariva la figura di Lucia. Mi sembrava che lo scrittore fosse carente nell'introspezione di questo personaggio. Lui così attento alle dinamiche sociali, mi sembrava carente nel descrivere le dinamiche intrapsichiche, così che i suoi personaggi mi sembravano poco vitali e poco reali; mi apparivano personaggi che non riuscivano a diventare persone umane. I suoi personaggi erano "caratteri" e a me occorreva altro; a me serviva scavare nel profondo; a me che mi sentivo sepolto nelle macerie di una vita sociale popolata da ruoli che non erano persone, magari maschere della commedia dell'arte. E io volevo altro. Io ero alla ricerca dell'autenticità dell'essere. Così ne "I Promessi Sposi" c'era questa Lucia, forse per me una bambina mai nata, povera Lucia, io che mi sono trovato a pensare che in una pretesa civiltà giuridica sono comunque una vittima di abusi a cui non posso sottrarmi, e che questa stessa circostanza pure mi separa da un relazione d'amore con una donna, a cui non potrei offrire protezione contro i prepotenti. Il problema forse non è che c'è don Rodrigo. Il problema è che le anime di don Rodrigo e di don Abbondio popolano questo paese, convivendo nelle persone di troppi italiani, troppi da essere così tanti che molto spesso non si vedono altri che loro. Penso che quei promessi sposi di Manzoni, qualora essendo nati in questo disgraziato paese, fossero riusciti anche a sopravvivere, non sarebbero mai riusciti sposarsi. Secondo me quella storia per essere credibile non poteva avere un lieto fine. Più in generale, se metto in relazione i rapporti personali con le dinamiche sociali, penso che se pure possa capitare, debba essere raro che una donna italiana, ma forse non solo italiana, accetti di sposare un perdente. Tutt'al più la donzella si vivrebbe una storia con lui, ovvero ci andrebbe a letto per un certo periodo di tempo, prima di mollarlo con un pretesto qualsiasi. Se accettasse di sposarlo sarebbe una soluzione di ripiego: questo mi viene da pensare. Come dire che vedo la figura di Lucia alla stregua di un personaggio mitologico, come nella mitologia germanica ci sono le Valchirie. Più ancora di questo però, non è tanto il fatto di essere un perdente, quanto piuttosto il fatto di rifiutare le convenzioni sociali, a far sì che un uomo non possa essere considerato un buon partito. Perché se uno rifiuta le convenzioni sociali, questo fa di lui un disadattato. Vogliamo dire che i bambini buoni finiscono in castigo più di quelli cattivi? Sarebbe questa una verità socialmente difficile da ammettere. Così che se ad esempio "I Promessi Sposi" fosse stato maggiormente descrittivo di una crudeltà sociale quale, sempre per esempio, a mio avviso, Victor Ugo è stato maggiormente capace di descrivere, se in altre parole fosse stato un prodotto meno "laccato", come a me appariva da ragazzo, non avrebbe potuto vedere la luce, ma io penso che la storia non sarebbe potuta nemmeno essere pensata. Perché mi rimane difficile credere che ciò che non può essere comunicato ad alcuno possa persino essere pensato, e da qui è il pericolo sociale che un disadattato sempre rappresenta. Un disadattato è un pericolo sociale perché mette in discussione le verità convenzionali, che spesso coprono le verità sociali. Il disadattato è un po' come un brigante, e penso che sia questo a generare il fascino del brigante romantico, che viene circondato da un'aura di schiettezza e liberazione. Ma il brigante reale non è un disadattato, perché è uno che si adatta comunque ad essere un brigante, ed è costretto dalle convenzioni a comportarsi da brigante. Mentre il disadattato sta al di fuori della società, pur essendo in essa presente, e semina nei solchi il suo seme degenere, nella speranza che possa da esso germogliare un cambiamento. Per questo motivo viene raccomandato spesso, di spianare bene il suolo, per non lasciarvi solchi o fessure, dove la terra possa entrare e si possa accumulare, e diventare terreno fecondo per una semenza eterodossa. Maurizio Proietti iopropars Questo è il link alla poesia Cuore Errante, che precede questo post: https://iopropars.blogspot.com/2025/12/cuore-errante-poesia-di-maurizio.html Cuore errantedipinto digitale di Maurizio Proietti iopropars |
Si può esprimere ciò che si prova, e condividerlo, sia dandone una semplice descrizione, sia attraverso forme artistiche che portino gli altri ad esperirlo in modo più diretto. Ora, certamente non è detto che si debba esprimere e condividere solo disagio. Tuttavia di condividere i propri disagi, a me sembra che talvolta vi sia maggiore necessità; forse perché le situazioni di disagio richiedono una risposta, e ci sembra bene elaborarne una collettiva.
martedì 6 gennaio 2026
Caro vecchio Manzoni
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