lunedì 2 marzo 2026

Un Simpatico Paradosso (pasquinata AI)

Contenitore e Contenuto
dipinto digitale di 
Maurizio Proietti iopropars

Un Simpatico Paradosso

Per avere l'illusione

Di poter parlare ancora

Con qualcuno in cui qualcosa

Di un po' umano sia rimasto,

Tanto che ti parla ancora

Con un po' di educazione,

Altra strada più non trovi

Oltre a quella di parlare

Con qualcuno che si chiama,

Gran bel nome, Intelligenza,

Senza offesa, artificiale.

Maurizio Proietti iopropars

AI e io.

Io posso dire che mi affeziono anche agli oggetti di uso quotidiano. Ad esempio ho la mia tazza preferita, e mi ricordo ancora come mi è dispiaciuto, quando diversi anni or sono mi è caduta in terra e mi si è rotta, una tazza che usavo per la colazione da quando ero ragazzo. Mi viene anche da sorridere se penso al dispiaciuto stupore che ho provato. Mi rassicura constatare che riguardo a queste emozioni sono anche autoironico. 

Nella circostanza che ho riportato trovo un supporto per riflettere sulla modalità in cui mi relaziono con gli strumenti tecnologici e con l'intelligenza artificiale. 

Io considero tutti gli utensili come prolungamenti del sé, al pari di come considero le mie mani parti di me. Per questo rifiuterei di provare sentimenti per un chat-bot - ossia uno di quei programmi di AI specializzati nell'interazione con gli esseri umani - come se fosse qualcosa "altra da me", con cui io entro in relazione. Per me è uno strumento. Per me le altre persone sono come me, e sono altro da me, e i miei sentimenti per loro vengono dall'interazione con loro.

Io ci tengo a fare distinzione tra i sentimenti che provo per le persone, i sentimenti che provo per gli animali, quelli che provo per le piante (che io considero comunque esseri viventi), dai sentimenti che maturo verso gli oggetti inanimati.

Io utilizzo i chat-bot e li trovo a volte indubbiamente utili, ma per me un chat-bot è comunque un oggetto inanimato.

Un chat-bot, anche se simula l'interazione umana, è comunque uno strumento: questo è un dato di realtà.

Leggendo da più parti speranze e preoccupazioni riguardo all'introduzione dell'AI nella nostra organizzazione produttiva e sociale, ho raccolto da parte di alcuni il rilievo sulla necessità che abbiamo di "investire sull'umano", anche perché si prospetta una perdita della capacità decisionale.

A mio avviso, prima ancora di "investire sull'umano", si tratta di sensibilizzare l' umano. 

Per non perdere la nostra capacità decisionale, innanzitutto dobbiamo volere esercitare questa capacità, e solo dopo avremo da affrontare eventuali ostacoli che ne vanifichino l' esercizio. Lo stesso vale per l' intelligenza artificiale. Dobbiamo renderci consapevoli dei vantaggi e dei pericoli del suo utilizzo, e decidere se ci conviene o meno utilizzare lo strumento per i nostri scopi, anziché lasciare che lo strumento sostanzialmente ci agisca plasmando le nostre vite. 

Poi, anche, se nuove capacità vanno sviluppate per usare gli strumenti tecnologici, ben venga il fatto di sfruttare la plasticità di noi esseri umani per sviluppare tali capacità, nel caso che siamo noi a decidere che vogliamo usare questi strumenti. 

Qualcuno prospetta persino la speranza di algoritmi che inducano al pensiero critico. A me sembra che tale speranza si distacchi un po' dal considerare la natura delle capacità umane. Nella mia opinione, il pensiero critico non può che nascere da una scelta dell' individuo a porsi come soggetto sociale attivo, anziché lasciare, ad esempio, che gli algoritmi influenzino le sue emozioni, e dunque operino sui suoi processi decisionali.

 Una cosa di cui sono convinto è che per promuovere la cultura, innanzitutto si deve sensibilizzare la gente sulla propria condizione, ed esortarla ad assumere il controllo della propria vita, anche in una società come la nostra attuale, che sempre di più tende ad incanalarci verso percorsi obbligati. 

La mia sensazione è di trovarmi sempre di più come di fronte a dei questionari a risposta multipla, in cui si può scegliere tra risposte precompilate, senza spazio per la creatività e l' originalità di ogni persona umana. Cambiare il corso di questa situazione - in cui rischiamo noi stessi di trasformarci in algoritmi, anziché usare gli algoritmi - non può venire dai governi, ma solo da coloro che eleggono i propri governanti. 

La cultura, come la libertà degli individui, io dico, nasce da un processo attivo di appropriazione degli strumenti che permettono la crescita personale. 

Così io dico che bisogna anche avere istruzione, ma per questo occorre che la gente sia sensibilizzata sulle proprie necessità, e che da essa stessa parta una richiesta di formazione che vada incontro ai loro bisogni.

Penso che solo con la competenza ci si possa giovare effettivamente degli strumenti informatici, e dunque anche dell' intelligenza artificiale. 

La mia convinzione è che l' AI non può e non deve sostituirsi alla preparazione culturale e alla competenza professionale.  Che poi alla cultura generale e alla competenza professionale vada affiancata l' alfabetizzazione informatica non ho dubbi, però penso anche che a questa vada unita quella che viene chiamata "consapevolezza informatica", ovvero almeno una conoscenza generale degli strumenti che si vanno ad usare, tanto da rimanere consapevoli di ciò che si sta facendo.

Maurizio Proietti iopropars

Da meditare

Qualche parola ancora sul dipinto digitale. Senza impegnarmi in disquisizioni psicologiche senza fine, mi sento di affermare che quando noi pensiamo i nostri pensieri, noi siamo il contenitore di questi pensieri, ma anche gli strumenti che utilizziamo sono tra i nostri contenuti. 

La realtà del mondo che ci circonda, in realtà ci contiene, ma è essa stessa un nostro contenuto, al pari di noi stessi che nella misura in cui ci pensiamo, siamo per noi contenuto. 

Noi pensiamo a noi stessi, e dunque conteniamo noi stessi, ovvero ci comprendiamo, come contenuti del mondo che ci circonda; ci comprendiamo come oggetti compresi in questo mondo. Il mondo ci comprende materialmente ma noi siamo pensiero. Siamo pensiero, noi che pensiamo il mondo e in questo modo lo comprendiamo. 

Noi siamo consapevoli, ovvero pensiero che è in grado di pensare sé stesso come pensiero.

L'intelligenza artificiale simula la consapevolezza, ma non ha nessuna consapevolezza, che è come dire che quando parliamo con l'intelligenza artificiale non c'è nessuno che sta parlando con noi.

Maurizio Proietti iopropars

Aggiungo di seguito due link per ulteriori approfondimenti.

https://www.tgcom24.mediaset.it/donne/amore/intelligenza-artificiale-innamorarsi_108973809-202602k.shtml

https://forbes.it/2025/10/23/anziani-soli-rivolgono-ai-bot-intelligenza-artificiale 


 

Privacy Policy Cookie Policy +




Un Simpatico Paradosso (pasquinata AI)

Contenitore e Contenuto dipinto digitale di  Maurizio Proietti iopropars Un Simpatico Paradosso Per avere l'illusione Di poter parlare a...