Pertanto la mia poesia
Si può esprimere ciò che si prova, e condividerlo, sia dandone una semplice descrizione, sia attraverso forme artistiche che portino gli altri ad esperirlo in modo più diretto. Ora, certamente non è detto che si debba esprimere e condividere solo disagio. Tuttavia di condividere i propri disagi, a me sembra che talvolta vi sia maggiore necessità; forse perché le situazioni di disagio richiedono una risposta, e ci sembra bene elaborarne una collettiva.
sabato 30 luglio 2022
Pertanto la mia poesia
venerdì 29 luglio 2022
mercoledì 27 luglio 2022
Generale dietro la collina
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Vista da un treno. Foto di iopropars |
Generale queste cinque stelle
'Ste cinque lacrime sulla mia pelle
Che senso hanno dentro al rumore di questo treno?
Un'emozione mi ha attraversato in quel momento, penso legata a una guerra in cui inaspettatamente e in modo mascherato siamo entrati.
Di questi versi dico che è come chiedersi se i morti in guerra siano realmente necessari alla pace, o se sono ferite laceranti che sta alla pace rimarginare. I due possibili sensi sono questi. Il treno di cui parlano i versi è il treno che riporta i soldati verso casa alla fine della guerra. Le cinque stelle simboleggiano le medaglie al valor militare per i cinque figli di una contadina, "partiti e non ancora tornati".
Mi fermo a spiegare il senso della metafora, perché talvolta si tende più ad accarezzare il fascino di come una metafora riesce a parlarci, che a soffermarci sul senso di ciò che ci dice. Si viene in tal modo a perdere l'occasione per cui la poesia possa operare in noi un cambiamento significativo, così che solo superficialmente viene a toccarci, senza trasformare il nostro modo di reagire alle circostanze con cui la vita ci pone a confronto.
Non desidero che di me si pensi, tuttavia, che se io spiego una poesia, lo faccio partendo da un ragionamento sul testo. Il percorso che faccio, invece, è di esporre il significato che la poesia mi comunica. È dopo, che cerco in descrivere in che modo il testo mi comunica quel significato, allo scopo di dimostrare che il significato che io espongo, è proprio quello che la poesia comunica.
Ciò che io sostengo è che per capire l'opera d'arte bisogna aprirsi all'ascolto dell'opera d'arte, altrimenti l'opera d'arte diventa una specie di gioco enigmistico da risolvere. Bisogna lasciare che l'opera d'arte susciti in noi i sentimenti che è in grado di suscitare, in quanto opera d'arte. Capire l'opera d'arte è innanzitutto una questione di empatia.
La metafora ci parla perché riesce a muovere le nostre emozioni. Io, ad esempio, prima ho usato l'espressione "accarezzare il fascino di come una metafora riesce a parlarci", per indicare un modo in cui si entra in rapporto con la nostra reazione emotiva di restare affascinati. Io ho usato la metafora di una modalità di relazione interpersonale, quella di accarezzare, per descrivere una reazione narcisistica che può occorrere nella fruizione dell'opera d'arte. Quando dico che si "accarezza il fascino", evoco, anziché soltanto dichiararla, la relazione affettiva che si instaura con una reazione emotiva, e cioè con una parte di sé. Si distoglie l'attenzione dal messaggio, dall'emozione che ci ha suscitato, per ammirare il modo in cui il messaggio è stato comunicato. E questa ammirazione è pure un'emozione, ma un'emozione diversa da quella che il messaggio ci aveva comunicato. E a volte le due emozioni si mescolano.
Se noi però ci perdiamo nell'ammirazione per il messaggio, perdendone di vista il contenuto, è perché vorremmo far nostra quella forza nel comunicare, non perché risponde alle nostre esigenze espressive, ma perché vorremmo che fosse tributata a noi l'ammirazione che ci ha suscitato. L'efficacia comunicativa di una metafora, ci può portare a guardare quella metafora come un oggetto che se assunto, è atto a soddisfare il nostro narcisismo. Se si dà corso a questa reazione, ci si distoglie da un processo di crescita personale, che l'opera d'arte è invece in grado di promuovere.
Parlando di guerra e parlando dell'interpretazione dell'opera d'arte, ho parlato in entrambi i casi della vanagloria, che è ciò che toglie il senso, sia alla comunicazione, che alla nostra stessa vita.
Maurizio Proietti iopropars
Riporto di seguito l'intero testo della canzone, come è possibile trovarlo in rete:
Generale, dietro la collina
ci sta la notte crucca e assassina,
e in mezzo al prato c'è una contadina,
curva sul tramonto sembra una bambina,
di cinquant'anni e di cinque figli,
venuti al mondo come conigli,
partiti al mondo come soldati
e non ancora tornati.
Generale, dietro la stazione
lo vedi il treno che portava al sole,
non fa più fermate neanche per pisciare,
si va dritti a casa senza più pensare,
che la guerra è bella anche se fa male,
che torneremo ancora a cantare
e a farci fare l'amore, l'amore delle infermiere.
Generale, la guerra è finita,
il nemico è scappato, è vinto, è battuto,
dietro la collina non c'è più nessuno,
solo aghi di pino e silenzio e funghi
buoni da mangiare, buoni da seccare,
da farci il sugo quando è Natale,
quando i bambini piangono
e a dormire non ci vogliono andare.
Generale, queste cinque stelle,
queste cinque lacrime sulla mia pelle
che senso hanno dentro al rumore di questo treno,
che è mezzo vuoto e mezzo pieno
e va veloce verso il ritorno,
tra due minuti è quasi giorno,
è quasi casa, è quasi amore.
lunedì 11 luglio 2022
Storie di alienazione quotidiana
lunedì 4 luglio 2022
Un amore mai spento
Un amore mai spento
Allora noi
Eravamo giovani.
È quell'entusiasmo che c'era,
La grande speranza
Che si condivideva
Di poter costruire un mondo migliore,
È questo che è venuto a mancare.
Perché questo eravamo,
Eravamo la parte
Di una generazione
Che della storia sentiva
Di essere protagonista,
Tanto era forte
La spinta ideale da noi condivisa.
Riascoltando dunque questa canzone
Che a volte cantavano alcuni di noi
E agli altri piaceva ascoltare,
Mi viene da chiedermi
Chi si ricorda di questa canzone,
Chi la conosce,
Che fine hanno fatto coloro
Che la cantavano,
I protagonisti di un'avanguardia
Ripiena di sentimenti che è stata dispersa.
Perché è chiaro che la società
In cui ora viviamo
Non è quella per cui lottavamo,
Non è il mondo "più giusto e più saggio"
In cui si sperava,
E che a noi tutti
Sembrava che non sarebbe
Stato possibile per noi non realizzare.
La nostra sconfitta è un richiamo
All'intelligenza e non alle armi.
Gridare la nostra rabbia non basterebbe
Come non è bastato.
Per operare
Il cambiamento sulla realtà
Bisogna comprenderla.
Maurizio Proietti iopropars
Di seguito un'altra commovente versione della stessa canzone. Commovente per quel modo di essere, in cui era cantata. A me sembra la voce di una donna che sente la forza di questa dichiarazione d'amore.
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