mercoledì 31 dicembre 2025

Capodanno artistico 2026


 Meno fuochi artificiali

e più terra naturale




Privacy Policy Cookie Policy +




sabato 27 dicembre 2025

Cuore errante (poesia di Maurizio Proietti iopropars)

Cuore errante
dipinto digitale di 
Maurizio Proietti iopropars

Cuore errante

Vivere ora

Il nostro amore ribelle,

Incontrarci ed intenderci

Senza esitazione,

Amarci ora

Eppure più non ti cerco,

Ho smesso di sognare

E per questo sei svanita,

E io sono in cammino,

Ma non ci sono più

Confini da varcare,

Per questo la mia meta

Non è più su questa terra,

Io senza patria, altra,

Se non il mio sentiero.

Maurizio Proietti iopropars



 

Privacy Policy Cookie Policy +




sabato 20 dicembre 2025

Sorgerà il sole (poesia di Maurizio Proietti iopropars)

Aspettare quel giorno
dipinto digitale di 
Maurizio Proietti iopropars

Sorgerà il sole

Aspettare,

Aspettare,

Aspettare quel giorno,

In cui radunati

Saranno i fratelli,

Che come scintille isolate

Dispersi sono nel buio.

Così che la luce quel giorno,

Per tutti loro

Tornerà a splendere,

Quella di ognuno per l'altro,

Insieme saranno una stella.

Maurizio Proietti iopropars



 

Privacy Policy Cookie Policy +




sabato 13 dicembre 2025

Eldorado (due poesie di Maurizio Proietti iopropars)

Eldorado
dipinto digitale di
Maurizio Proietti iopropars


Eldorado

Eldorado,

La terra dell'oro,

Avrebbe senso raggiungerla

Se da essa con l'oro

Si potesse tornare.

Io però non vorrei,

Se potessi fuggire, 

Fare ritorno in questo deserto 

Che tanto mi stanca,

Poiché sono stanco

Dei vostri meriti,

Sono stanco del vostro valore,

Mi stanca la vostra eccellenza,

Non mi interessa l'oro che brilla,

Quella cosa per cui 

Tra voi potrei essere grande,

Ma io nella vostra sapienza

Non mi riconosco.

Ho bisogno di acqua e di cibo,

Ma più di ogni cosa

Ho bisogno di amore.

Maurizio Proietti iopropars



Dreaming
dipinto digitale di 
Maurizio Proietti iopropars

La regina di Saba

La Regina

Di Saba, al giorno d'oggi

Non visita più Salomone

Per conoscere la sua Sapienza,

Ma solo desidera mostrare

Di essere di lui più sapiente.

Sembra che sfugga alla donna regina,

Che al cospetto

Della Sapienza ad essere ammessa

È solo l'Umiltà.

Maurizio Proietti iopropars





 

Privacy Policy Cookie Policy +




sabato 6 dicembre 2025

Chi confonde Patriarcato e Fascismo




Il Fascismo non è Patriarcato
dipinto digitale di
Maurizio Proietti iopropars


Chi confonde 

Patriarcato e Fascismo 


https://www.rainews.it/articoli/2025/11/la-lista-degli-stupri-al-liceo-la-scritta-apparsa-in-uno-dei-bagni-del-giulio-cesare--2b136114-0ebb-43b5-bcb0-1fc62fdd63a4.html 

Io dico che chi confonde il Fascismo con il patriarcato, o ha le idee confuse, o con diverso orientamento, fascista è pure lui, o lei (durante il ventennio c'erano anche le donne fasciste). 

Lo dico perché innanzitutto non chiama il Fascismo con il suo vero nome, legittimandolo storicamente in una certa misura. 

Poi confonde la realta storica di cosa sia stato il patriarcato, e di come si sia arrivati a una concezione diversa, proprio nell'evoluzione della cultura patriarcale sana, attraverso lo sforzo di donne e anche di uomini, tramite il confronto, anche se talvolta serrato.

Mettiamo le cose in chiaro: la cultura maschilista e machista è interna alla cultura fascista, e ha ben poco a che fare con il patriarcato, al pari di come il Fascismo, che pure esaltava la romanità per dichiararsi suo erede, aveva ben poco a che fare con la romanità.

In Italia durante il Ventennio il fascismo è stato istituzionalizzato, però possiamo riportare il linciaggio dei fratelli Gracchi a un'aggrassione squadristica di stampo fascista. Allora possiamo affermare che il fascismo era già presente in una certa misura nella società dell'antica Roma, e non solo. Dunque possiamo affermare che il fascismo era presente in una certa misura anche nella cultura patriarcale.

Anche il maschilismo era presente in misure più o meno ampie nelle culture patriarcali; come è presente nella società italiana contemporanea, che però non è patriarcale.

Bisogna tuttavia mettere in chiaro che la cultura dello stupro non ha nulla a che fare con la cultura patriarcale.

La cultura dello stupro va respinta con forza e con fermezza. Ma dobbiamo dire che la cultura dello stupro è una cultura di stampo fascista.

Del pari non possiamo riportare la cultura dello stupro, come pure ogni forma di maschilismo e di machismo, al "testosterone"; come si tende ad affermare oggi da più parti. Sono forme di depravazione morale che nulla hanno a che vedere con sano comportamento maschile nella specie umana.

Se analizziamo la circostanza da un punto di vista biologico e filogenetico, si può certamente convenire con quanto io affermo, che la pulsione sessuale maschile rende l'uomo protettivo e rispettoso nei confronti della donna, sempre e in ogni circostanza. 

Io dico che un uomo che sia un uomo non cercherà mai di forzare la volontà di una donna. 

Io dico che durante l'accoppiamento, un uomo che sia un uomo, si accorge se la donna gli resiste, e cioè che in quel momento lei non è più consensiente, e si ferma perché non ce la fa a continuare se la donna non è consensiente, proprio perché è un uomo, maschio della specie umana.

I violentatori si atteggiano a maschi, ma sono solo delle bestie, perché si sono degradati ad essere bestie. 

Io dico però che va respinta anche una lettura della storia che vede gli uomini come quelli che hanno sempre tenuto soggiogate le donne nelle culture partiarcali, in cui venivano anche violentate. È una lettura così parziale della storia, da essere totalmente distorta; tanto da rendere impossibile la comprensione delle dinamiche interpersonali e sociali, in qualsiasi cultura, passata e presante.

Io dico basta a criminalizzare l'elemento maschile in quanto tale.

Maurizio Proietti iopropars 



Privacy Policy Cookie Policy +




martedì 2 dicembre 2025

Togliere i figli come si sequestra l'auto

Sottrarre i figli come sequestrare l'auto
Post di Maurizio Proietti iopropars

Togliere i figli come si sequestra l'auto

Ciò che più mi ha colpito della vicenda di quella famiglia, soprannominata "la famiglia nel bosco", che viveva in condizioni di parziale isolamento in un bosco in provincia di Chieti, è stata la facilità con cui si è fatto ricorso a un provvedimento estremo, qual è quello di allontanare i figli dalla custodia dei genitori. Aggiungerei, " e anche dal loro amore", perché dell'amore di quei genitori verso i loro figli appare difficile dubitare, per quanto si possano non condividere le loro scelte esistenziali e sociali.

Che non fosse una situazione di isolamento totale ma di semi-isolamento, risulta anche dal fatto che i genitori abbiano portato i loro figli in ospedale in seguito ad un'intossicazione da funghi.

Un punto essenziale della vicenda, mi sembra che sia, che i due genitori anglo-australiani, non tenessero i bambini in quella situazione per incuria, ma per scelta ideale. E riguardo alla scelta ideale, non mi è sembrato nemmeno che quei genitori volessero imporre ai propri figli la scelta di vita che essi avevano preso per sé stessi, e che volevano continuare nonostante avessero avuto quei figli. A me piuttosto, mi sono sembrati convinti che quel tipo di vita fosse il migliore da dare ai figli.

Quei genitori erano convinti, non della legittimità, ma della bontà della loro scelta, e volevano condividerla e trasmetterla ai figli.

Io valuto positivamente il fatto che lo Stato vigili sulle buone condizioni dei minori, e cerchi di prendere provvedimenti a loro sostegno, qualora si valuti che le condizioni lo richiedano.

Ciò che invece mi scandalizza è la facilità con cui il provvedimento di allontanare i figli da quella coppia di genitori è stato preso. Mi sembra di aver capito, ad esempio, che non vi siano stati colloqui preliminari per analizzare l'idoneità di quella coppia ad allevare figli, o per convincerli della non idoneità della situazione per dei bambini.

Un provvedimento forzato avrebbe potuto essere un provvedimento di sgombero. Allora quei coniugi avrebbero potuto considerare positivamente l'offerta di un alloggio fatta dal sindaco del paese vicino. Se avessero impugnato il provvedimento di sgombero, durante il processo si sarebbe potuto dibattere riguardo all'idoneità della loro scelta.

Dal modo in cui sono stati presi i provvedimenti, mi sembra invece che l'unica via lasciata a quei genitori per riavere i loro figli, sia di rinnegare le loro scelte di vita.

Mi vengono in mente le parole di una canzone di Fabrizio De André, "...ammucchiati in discesa in difesa della propria celebrazione" . Del tipo, "Voi potete anche rifiutare la nostra società, quella che noi abbiamo costruito. Ma se lo fate e cercate modi di vita alternativi, noi vi leviamo i figli. Noi, siamo il bene".

Maurizio Proietti iopropars



 

Privacy Policy Cookie Policy +



mercoledì 26 novembre 2025

Dirottare sul Patriarcato



 

Il cambiavalute e sua moglie (1514)
Quentin Messys (1466-1530)


Dirottare sul Patriarcato

Dirottare cosa? Dirottare l'attenzione. Dirottare dal problema. Ci sono certamente dei problemi interpersonali che coinvolgono l'intera società: questo è quello che anche io penso. Così che anche a me sembra legittimo volere capire il nesso tra i problemi interpersonali e l' organizzazione sociale. Però mi sembra parecchio travisato ritenere che i problemi di organizzazione sociale debbano essere riportati a un conflitto di potere tra generi, e ad una supremazia del genere maschile.

Facciamo un esempio. Se il mondo dello spettacolo è organizzato in modo che un impresario o un produttore possano commettere degli abusi su i prestatori d'opera, nella fattispecie sulle attrici, non si può risolvere il problema sostituendo l'impresario o produttore maschio eterosessuale con uno di genere diverso. Vi è un problema di tipo organizzativo. Si deve organizzare la situazione in modo che chi è in quella posizione non ne possa abusare.

Vari tentativi sono stati fatti nel corso della storia per cambiare le situazioni di organizzazione sociale che permettessero abusi. Gli antichi romani a questo scopo passarono dalla monarchia alla repubblica; e possiamo affermare che in seno a quel patriarcato, sia nata la civiltà giuridica.

Io penso che riportare i problemi della società odierna alla necessità di combattere contro un fantomatico patriarcato, sia perfino ridicolo. Se l' 1% della popolazione, detiene il 70% della ricchezza globale, è evidente che esiste un problema di distribuzione della ricchezza legato all'organizzazione della produzione. Si può essere critici quanto si vuole, riguardo all'analisi socio-economica marxista, ma questa circostanza mi sembra che non possa essere negata.

Un' altra circostanza che va riconosciuta mi sembra che sia l'esistenza di un legame tra ideologia sociale e organizzazione della produzione. Si possono fare correzioni e aggiustamenti sull'analisi che Karl Marx fa di questa relazione, ma che essa vi sia mi sembra innegabile. Perché si mantenga un'organizzazione sociale che privilegia pochi a discapito di molti, si devono diffondere ideologie che la sostengano.

Si parla ad esempio di educazione all'affettività. Però come vi può essere educazione all'affettività in una società in cui i rapporti interpersonali sono basati su una competizione esasperata? A me sembra che molti genitori non insegnino neanche più le buone maniere ai propri figli per non fare di loro dei perdenti.

                              

            Ill-Matched Lovers (amanti mal assortiti)
Quentin Messys

Il fatto di individuare nel patriarcato, il centro di certe problematiche sociali, mi appare poco sostenibile. Io mi sento di dire che l'attuale vita sociale, si sia sviluppata a partire dal mercantilismo che ha soppiantato il feudalesimo, ed è approdato nell' organizzazione capitalistica della produzione, che ha poi dato origine all'attuale "mercato globale", attraverso un'evoluzione in cui hanno operato disvalori etici condivisi da uomini e da donne. 

Nei dipinti di Quentin Messys, mi sembra di poter individuare i disvalori di cui parlo, che lui li abbia descritti nei suoi dipinti, così come operavano nella società del suo tempo, nel 1500.

Mi fa impressione quel "cambiamonete con sua moglie", che condividono la loro avidità. Mi fa anche impressione quella "coppia mal assortita", in cui la donna mostra di accondiscendere ai desideri dell'uomo, ma al tempo stesso lo studia per potersi approfittare di lui, come lui pure pensa di potersi approfittare di lei.

In sostanza non credo che qui in Italia, episodi di violenza contro alcune donne, o un certo numero di donne, nascano all'interno di una cultura sociale che vuole negare alle donne la possibilità di esprimere appieno la loro personalità, volendole invece sottoposte all'autorità maschile.

A me non sembra di poter osservare, ribadisco almeno in Italia, un conflitto sociale in cui gli uomini cercano di sottoporre le donne alla propria autorità. Vedo piuttosto livelli elevatissimi di conflittualità interpersonale, che negli uomini sfociano più spesso nell'aggressione fisica, ma in cui anche le donne non sono da meno.

Secondo me non si tratta di educare all'affettività, ma di sviluppare un'organizzazione sociale che consenta relazioni interpersonali più umane.

D'altra parte, se parliamo di violenza contro le donne, io mi sento anche di aggiungere, che non c'è peggiore violenza, che quella che qualsiasi essere umano, uomo o donna che sia, commette contro sé stesso, quando commette deliberatamente il male. E tuttavia sono pochi coloro che riescono a capirlo.

Mille volte tanto è preferibile rinunciare a qualsiasi cosa pur di non fare del male ad altri. Questa però non è l'etica sociale nella società contemporanea. Questo non è ciò che si insegna. E tuttavia è quanto insegnavano i grandi patriarchi del passato.

Al giorno d'oggi di patriarchi non ce ne sono più. Ci sono, dove ci sono, delle democrazie; e ci si dovrebbe preoccupare di farle funzionare come vere democrazie.

Maurizio Proietti iopropars


 
                         










Privacy Policy Cookie Policy +

Capodanno artistico 2026

  Meno fuochi artificiali e più terra naturale Privacy Policy Cookie Policy +